Che tasso scegliere? PDF Stampa E-mail
Scritto da Laura Gagliardi   
Lunedì 25 Ottobre 2010 09:58

I consumatori preferiscono i prodotti a tasso fisso o variabile?
Non c’è dubbio, le famiglie italiane prediligono l’indice variabile a quello fisso; nei primi 6 mesi del 2005 si è registrata una media di mutui erogati a percentuale variabile del 77%, con una crescita superflua dei restanti tassi (fisso 10%, misto 13%).

Cosa succede con il tasso variabile?
La percentuale flessibile è una preferenza legata soprattutto ai bassi tassi di interesse monetari e finanziari, dai quali dipende il tasso variabile, registrati negli ultimi anni. Resta da vedere se la situazione rimarrà tale anche in seguito al loro recente innalzamento.

Vediamo un esempio pratico per orientarci meglio
Prendiamo un importo finanziabile di 100.000,00 euro da rimborsare con rate mensili in 20 anni. Vediamo come cambia la rata, se la scelta è tra un tasso variabile Euribor a sei mesi, con uno spread (il margine di guadagno delle banche) medio dell’1,5%, e un tasso fisso Eurirs (con l’aggiunta anche ad esso del medesimo spread) costante per tutta la durata del contratto.

Importo finanziato € 100.000,00

Rimborso in 20 anni con rate mensili

Rata a tasso fisso (5,19%) € 670,00 - Totale interessi € 60.919,00

Rata a tasso variabile (4,21%) € 613,00 - Totale interessi € 47.186,00


Ad una prima occhiata e la scelta sarebbe inevitabile: il tasso variabile non solo comporta una rata inferiore rispetto a quella generata dal tasso fisso, ma anche un esborso totale di interessi nettamente inferiore, di ben 13.733,00 euro in meno.

Tuttavia queste valutazioni impongono la massima cautela possibile. Se è vero infatti che il totale degli interessi è molto oneroso nel caso del tasso fisso, è vero anche che “ai vantaggi derivanti dal pagamento di rate di importo contenuto si contrappongono i rischi connessi alla possibile futura risalita dei tassi”. Così commenta la propensione all’indebitamento dei consumatori italiani il presidente dell’Associazione Bancaria Italiana, Maurizio Sella. Qualora si dovesse assistere ad un ulteriore aumento del costo del denaro, si cominceranno a segnalare rate crescenti per tutti i mutuatari che hanno optato per il tasso variabile.
Ecco quindi che la differenza di “solo” 57 euro mese tra rata a tasso fisso e rata a tasso variabile, potrebbe non essere più determinante nella scelta tra i due. La stessa differenza del totale interessi va considerata come un dato del tutto aleatorio, proprio perché i tassi variabili possono modificarsi in relazione ad improvvise e oscillazioni di mercato.

E allora?
Il caso impone di considerare con attenzione tutte le condizioni, valutando con precisione tutti i prodotti presenti sul mercato finanziario: contrarre mutui a tasso variabile potrebbe rappresentare una scelta non più così conveniente.

 

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